Il nuovo anno si è
aperto con una speranza in meno, una collega in meno. Di solito si
leggono i messaggi di cordoglio sulle liste di gruppi di geologi quando
qualche professore conosciuto, rispettato, si spegne ma questa volta a
parte qualche riga nella cronaca locale e nazionale la perdita passa
quasi inosservata, travolta dalle cronache di un mondo che sembra
danzare sul precipizio.
Ebbene il nuovo anno è finito ancora prima di iniziare per una nostra
giovane collega, sopraffatta forse dalla delusione dei tanti sacrifici
fatti che non portano frutto. Da quello che si legge era una persona che
era stata all’estero godendo di una borsa di studio, una persona di cui
non potremo scoprire le potenzialità perché il nostro sistema sociale
non premia ma ti costringe ad accettare il compromesso al ribasso con le
tue idee e competenze. Il suo gesto estremo è stato causato dalla
delusione, dall’amarezza di non riuscire a trovare lavoro nonostante le
sue capacità e i titoli acquisiti (
http://www.vip.it/recanati-giovane-geologa-di-34-anni-si-suicida-perche-non-trova-lavoro/).
Ho ragionato molto prima di scrivere qualcosa su questo fatto perché
il rischio di sembrare retorici è alto, e a volte ci vuole il giusto
tempo del silenzio e questa morte di una persona nostra coetanea e
collega ci spinge a non girare la testa e fare spallucce, pensando
“tanto noi all’estero non ci siamo andati…”. Quanti di noi, pensando
alla propria condizione, dopo tutti i sacrifici fatti insieme alla
propria famiglia si chiedono se ne sia valsa la pena di laurearsi?
ITALY
ECONOMY
An unidentified protester holds a sign "Jobless without welfare" outside
the Assolombarda annual assembly in Milan, Italy, Monday June 3, 2002.
(AP Photo/Antonio Calanni) AP
So che il suicidio non è la soluzione, anche se agli occhi di chi lo
attua è a volte l’unico modo per dare un grido di aiuto. Un grido che
oltre a causare sgomento non ha prodotto nulla di più.
A tanto siamo arrivati nell’ubriacatura mediatica? A tanto il nostro
intelletto “illuminato” arriva? A mettere un mi piace, a condividere un
“evento” al quale non parteciperemo?
Siamo diventati spettatori delle nostre tragedie, vinti dalla
disperazione quotidiana di chi non riesce a trovare una collocazione sul
mercato, perché troppo giovane, troppo vecchio, troppo laureato o
troppo ignorante, ma forse la realtà tragica è perchè troppo italiano...
Oggi il 37 percento dei giovani NON LAVORA o lo fa a nero, il resto
studia, fa stage, lavora o semplicemente ha smesso di cercare lavoro.
In questo fatto tragico di cronaca si innestano diversi problemi, la
disoccupazione giovanile che nel caso delle donne raggiunge punte anche
del 50%, lo stato che non premia il merito, dove vai avanti solo con le
raccomandazioni e la corruzione, l’impossibilità di trovare una
collocazione seria che permetta di “sopravvivere” e soprattutto l’essere
sottoposto a particolari tipologie di contratto dalle sigle più astruse
che ti insegnano ad abbassare la testa anche dinanzi a ingiustizie pur
di tirare a campare. (Dove non si conosce diritto alla salute, alla
famiglia, ma solo il dovere di fare profitto per qualcun altro e
tacere.)

Siamo una generazione che non vedrà la pensione né il welfare di cui
godono coloro i quali ci hanno impoverito e insegnato che sognare è
"giusto" ed è meglio andare a lavorare da MC Donald con la laurea che
andare alle scuole tecniche e imparare un mestiere! Tutti al liceo, lo
status symbol dei genitori! Tutti a parcheggio sociale all’università…!
“Ci sono tanti lavori che i giovani non vogliono fare…” è l’accusa di
qualcuno, “i giovani non si sporcano le mani…” dice qualche altro nobile
intellettuale. Per 20 anni avete cresciuto e pasciuto una generazione
stordendola di sogni, non parlo di calciatori e veline, mi riferisco a
professori, ricercatori, professionisti e manager, oggi dite a queste
persone che le loro idee sul futuro sono sbagliate, che hanno
sacrificato amici, fidanzati vacanze, tempo libero, famiglia e SOLDI per
andare a vendere hamburger da Mc Donald che assumerà personale nei
prossimi 3 anni??? Oppure andare a lavorare sottopagato per mantenersi
l’affitto in una grande città?

Siamo al ridicolo di un paese che ripropone facce, schemi e lobby che ci hanno portato sul lastrico economico e culturale.
Ma la domanda che mi pongo oggi, adesso, è noi giovani di ogni ordine
e grado che facciamo? Accettiamo che continuino a giocare a dadi sulle
nostre teste? Accetteremo che così è l’andazzo e quindi si salvi chi
può? E noi geologi, giovani e non, accetteremo che in un paese ad alto
rischio sismico, idrogeologico e vulcanico abbiano voce in capitolo i
“poteri forti” e non le necessità di una società che conviva in maniera
sostenibile insieme all’ambiente?
Ogni giorno che passa ci chiudiamo nel nostro “particulare”, nel
nostro parterre di problemi senza trovare nessuno, nè gruppi politici,
nè associazioni, niente e perdiamo di vista il fatto che altre persone
vivono la nostra stessa condizione, altre persone soffrono lo stesso
sommovimento personale, ed ogni giorno di più ci frammentiamo in una
serie di rivoli che vengono drenati dal tram tram quotidiano, ed è lì
che veniamo colti nella nostra impotente solitudine, ora dal "padrone"
di turno, ora dalla rabbia, ora dalla disperazione. Non posso
personalmente girare la testa, far finta di nulla, vorrei che la
riflessione su questo fatto di cronaca che CI TOCCA DA VICINO E NEL
PROFONDO fosse davvero corale.
Abbiamo gli strumenti per dialogare anche senza stare nello stesso
posto, abbiamo i mezzi culturali e intellettuali per far sentire la voce
di tutti, facciamolo, al di là dei particolarismi. Noi il nostro
gruppo, la nostra categoria siamo la società civile, siamo cittadini che
vogliono vivere e non farsi soffocare dai miasmi di questa società
ormai putrescente!

Mi dispiace per questa perdita perché è l’indice di un malessere
profondo che prende tutti noi senza esclusioni, ho tanti amici che
lavoricchiano a rimborso spese e altri che arrangiano, ne ho uno che s’è
messo a fare il sommelier perché tanto da geologo non si faceva nulla.
Ho saputo di alcuni emigrati da Napoli per fare i falegnami in qualche
regione al nord. Quale paese serio bandisce un concorso e dopo 7 mesi
non fa firmare un contratto? Forse non lo è e la soluzione è abbandonare
questo paese come milioni di meridionali lasciarono le loro case e
diventare "terroni"? Quale paese intelligente spende decine di migliaia
di euro per la formazione di persone altamente specializzate per farle
poi espatriare?
Non esiste una ricetta o una bacchetta magica, ma le soluzioni
nascono dal confronto di idee, dal dialogo, come sempre io sono aperto a
questo e spero lo siate anche voi.
Basta con il silenzio è il momento di FARE RUMORE!
Ciro Manzo